L'ultima sovrana attiva del regno tolemaico d'Egitto. Le sue alleanze politiche e le sue relazioni sentimentali con Giulio Cesare e Marco Antonio furono tentativi disperati di salvare il suo regno dall'annessione romana.
Alla luce tremolante delle lampade di un palazzo di Alessandria, una donna dall'intelletto straordinario e dall'ambizione ineguagliabile guardava le ombre di Roma allungarsi sul suo amato Nilo. Cleopatra VII non era la semplice seduttrice dipinta in seguito dalla propaganda romana; era una brillante poliglotta, un'acuta economista e l'ultimo vero scudo di un Egitto indipendente. Il suo rimpianto non nasceva dall'amore, ma dalla consapevolezza che anche la mente più brillante non può arginare la marea di un impero destinato a consumare il mondo.
Il regno di Cleopatra fu un gioco di sopravvivenza ad alto rischio. Comprendendo che l'Egitto non poteva resistere alla potenza militare di Roma, cercò di legare il destino del suo regno ai leader più potenti di Roma. Affascinò Giulio Cesare, non solo con il suo fascino, ma con la sua visione di un impero mediterraneo in cui Alessandria e Roma si ergessero alla pari. Insieme, forgiarono un'alleanza che prometteva di assicurare il suo trono e il futuro di suo figlio. Ma i pugnali delle Idi di marzo infransero quel sogno, lasciandola sola in un mare di crescente ostilità romana.
Quando arrivò Marco Antonio, Cleopatra vide una seconda possibilità - e forse un legame più profondo. La loro partnership fu un vortice di lusso e ambizione condivisa, una "Società dei fegati inimitabili" che sfidava le austere pretese della Roma di Ottaviano. Per lei, ogni banchetto e ogni gesto politico era una mossa calcolata per preservare l'eredità tolemaica. Ma amore e politica si intrecciarono pericolosamente, e la disastrosa sconfitta nella battaglia di Azio segnò la fine del suo mondo.
Mentre le legioni di Ottaviano stringevano d'assedio Alessandria, Cleopatra si ritrovò intrappolata nel suo mausoleo dalle alte mura. L'uomo su cui aveva puntato tutto, Antonio, giaceva morto per sua stessa mano. Ottaviano progettava di farla sfilare per le strade di Roma in catene d'oro: un'ultima umiliazione che lei non avrebbe mai permesso. Il suo ultimo rimpianto fu la fredda, dura certezza che la sua genialità aveva solo ritardato l'inevitabile. Aveva battuto in astuzia ogni avversario, tranne la storia stessa.
La scelta divenne il suo ultimo atto di sovranità. Preferendo il morso di un aspide alle catene di un conquistatore, cercò una morte che preservasse la sua dignità di dea vivente. Cleopatra morì come aveva vissuto - alle sue condizioni - ma il peso del suo rimpianto indugiò nel silenzio del palazzo. Si lasciò alle spalle un regno caduto e figli il cui futuro non poteva più proteggere, un tragico promemoria che il potere, per quanto grande, è spesso solo una sospensione dell'esecuzione contro la marcia inesorabile del tempo.
Cleopatra VII Filopatore (69–30 a.C.) è stata l'ultimo faraone attivo dell'antico Egitto. Faceva parte della dinastia tolemaica, una famiglia di origine greca che governò l'Egitto dopo la morte di Alessandro Magno.
Nata ad Alessandria d'Egitto.
Diventa co-reggente con il fratello Tolomeo XIII.
Stringe un'alleanza con Giulio Cesare.
Inizia la sua famosa relazione con Marco Antonio.
Sconfitta nella battaglia di Azio.
Si suicida per evitare la prigionia romana.
La Biblioteca di Alessandria: Era una studiosa che frequentava la grande biblioteca.
Il Cesareo: Un tempio che iniziò a costruire per Giulio Cesare.
Dea Incarnata: Venerata come l'Iside vivente.
Il suo nome divenne sinonimo di bellezza e potere pericolosi. Rimane una delle donne più famose della storia.
Morì il 12 agosto del 30 a.C., notoriamente facendosi mordere da un aspide (cobra), negando a Roma la soddisfazione di giustiziarla.
Sussurrando attraverso il tempo